Per molti titolari di partita IVA l'autunno è il momento di decidere se aderire al concordato preventivo biennale (CPB) per il biennio 2026-2027. Il termine per l'adesione è stato spostato in avanti rispetto alla scadenza originaria del 30 settembre e coincide ora con quello della dichiarazione dei redditi: lunedì 2 novembre 2026. Nel frattempo il quadro normativo è stato ritoccato dal decreto correttivo dell'estate. Vediamo come funziona lo strumento, chi può utilizzarlo e cosa cambia quest'anno.
Che cos'è il concordato preventivo biennale
Il concordato preventivo biennale è stato introdotto dal decreto legislativo n. 13/2024, nell'ambito della riforma fiscale. Consente al contribuente di accordarsi in anticipo con l'Agenzia delle Entrate sul reddito imponibile (ai fini delle imposte sui redditi e dell'IRAP) per due anni. Una volta accettata la proposta, le imposte si pagano sul reddito concordato, indipendentemente da quello effettivamente conseguito, salvo i casi di cessazione o decadenza previsti dalla legge.
Il vantaggio è duplice: da un lato la certezza del carico fiscale, dall'altro la possibilità di tassare con un'imposta sostitutiva agevolata la parte di reddito concordato che eccede quello dichiarato nell'anno precedente. L'aliquota sostitutiva varia dal 10% al 15% ai fini Irpef e Ires in funzione del punteggio ISA, mentre per l'IRAP è previsto il 3,9%.
La scadenza: 2 novembre 2026
Il termine ordinario di adesione è stato differito al 31 ottobre dal decreto-legge n. 38/2026, convertito dalla legge n. 88/2026. Poiché il 31 ottobre 2026 cade di sabato, la scadenza effettiva slitta a lunedì 2 novembre 2026, in coincidenza con il termine di presentazione del modello Redditi. Per chi ha un esercizio non coincidente con l'anno solare, il termine è l'ultimo giorno del decimo mese successivo alla chiusura del periodo d'imposta.
L'adesione si esprime all'interno del modello Redditi 2026 oppure con comunicazione autonoma, dopo aver elaborato la proposta con il software messo a disposizione dall'Agenzia. Prima di aderire è necessario trasmettere i dati rilevanti ai fini ISA.
Chi può aderire
Possono accedere al concordato i contribuenti titolari di reddito d'impresa o di lavoro autonomo che applicano gli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA): artigiani, commercianti, professionisti e imprese di servizi, sia persone fisiche sia società.
Un requisito essenziale è l'assenza, alla data del 31 dicembre dell'anno precedente, di debiti tributari o contributivi definitivamente accertati di importo pari o superiore a 5.000 euro, salvo che vengano estinti entro il termine per l'adesione.
Chi resta escluso
I contribuenti in regime forfetario restano esclusi anche per il biennio 2026-2027. Non possono inoltre aderire, tra gli altri, coloro che non hanno presentato la dichiarazione dei redditi in uno degli ultimi tre periodi d'imposta pur essendovi obbligati e chi ha riportato condanne per determinati reati tributari. Sono previste anche cause di esclusione legate a operazioni straordinarie o a particolari vicende del periodo d'imposta: è bene verificarle caso per caso con il proprio consulente.
Le novità del correttivo
Il decreto legislativo n. 148/2026, noto come decreto "omnibus" o correttivo, ha modificato diversi aspetti della disciplina. Tra le novità segnalate dalla prassi professionale:
l'adesione effettuata in assenza dei requisiti è considerata priva di effetti fin dall'origine, con ritorno alla tassazione ordinaria, senza bisogno di un provvedimento di decadenza da parte dell'Agenzia;
sono stati rafforzati i benefici premiali per chi rinnova l'adesione dopo il biennio 2024-2025, tra cui soglie più elevate di esonero dal visto di conformità per le compensazioni dei crediti;
il cosiddetto ravvedimento speciale per le annualità dal 2020 al 2023, con pagamento di un'imposta sostitutiva, è riservato ai soggetti che rinnovano il concordato.
Decadenza e cessazione
Il concordato non è un "patto blindato". Cessa, ad esempio, in caso di cessazione dell'attività o di scostamenti rilevanti tra reddito effettivo e reddito concordato dovuti a circostanze eccezionali. Decade invece, con effetti sull'intero biennio, in presenza di violazioni gravi, come l'omessa dichiarazione di ricavi o compensi oltre determinate soglie o il mancato versamento delle somme dovute. Per questo è fondamentale che contabilità e dichiarazioni siano in ordine prima di aderire.
Cosa fare entro il 2 novembre
Chi sta valutando l'adesione dovrebbe, per prima cosa, verificare con il proprio consulente di rientrare tra i soggetti ammessi e di non avere debiti fiscali o contributivi definitivi sopra i 5.000 euro. Poi occorre confrontare la proposta dell'Agenzia con le proprie previsioni di reddito per il 2026 e il 2027: il concordato conviene soprattutto a chi prevede redditi in crescita, mentre può risultare penalizzante in caso di contrazione dell'attività. Infine, per chi ha già aderito nel biennio 2024-2025, è opportuno valutare i vantaggi legati al rinnovo, compreso l'eventuale ravvedimento speciale.
Conclusione
Il concordato preventivo biennale 2026-2027 offre certezza sulle imposte e una tassazione agevolata sui maggiori redditi, ma richiede una valutazione attenta delle prospettive dell'attività. Con la scadenza al 2 novembre c'è ancora qualche settimana per fare i conti con calma, preferibilmente insieme al proprio commercialista.
Fonti
https://www.google.com/url?q=https://fiscomania.com/concordato-preventivo-biennale/&source=gmail&ust=1790838751611000&sa=E
https://www.google.com/url?q=https://www.fiscoetasse.com/approfondimenti/17457-concordato-preventivo-biennale-2026-2027-novita-requisiti-e-ravvedimento-speciale.html&source=gmail&ust=1790838751611000&sa=E
https://www.google.com/url?q=https://www.idealista.it/news/finanza/fisco/2026/09/17/453141-concordato-preventivo-biennale-2026-2027-le-novita-per-le-partite-iva&source=gmail&ust=1790838751611000&sa=E
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una consulenza professionale.
Che cos'è il concordato preventivo biennale
Il concordato preventivo biennale è stato introdotto dal decreto legislativo n. 13/2024, nell'ambito della riforma fiscale. Consente al contribuente di accordarsi in anticipo con l'Agenzia delle Entrate sul reddito imponibile (ai fini delle imposte sui redditi e dell'IRAP) per due anni. Una volta accettata la proposta, le imposte si pagano sul reddito concordato, indipendentemente da quello effettivamente conseguito, salvo i casi di cessazione o decadenza previsti dalla legge.
Il vantaggio è duplice: da un lato la certezza del carico fiscale, dall'altro la possibilità di tassare con un'imposta sostitutiva agevolata la parte di reddito concordato che eccede quello dichiarato nell'anno precedente. L'aliquota sostitutiva varia dal 10% al 15% ai fini Irpef e Ires in funzione del punteggio ISA, mentre per l'IRAP è previsto il 3,9%.
La scadenza: 2 novembre 2026
Il termine ordinario di adesione è stato differito al 31 ottobre dal decreto-legge n. 38/2026, convertito dalla legge n. 88/2026. Poiché il 31 ottobre 2026 cade di sabato, la scadenza effettiva slitta a lunedì 2 novembre 2026, in coincidenza con il termine di presentazione del modello Redditi. Per chi ha un esercizio non coincidente con l'anno solare, il termine è l'ultimo giorno del decimo mese successivo alla chiusura del periodo d'imposta.
L'adesione si esprime all'interno del modello Redditi 2026 oppure con comunicazione autonoma, dopo aver elaborato la proposta con il software messo a disposizione dall'Agenzia. Prima di aderire è necessario trasmettere i dati rilevanti ai fini ISA.
Chi può aderire
Possono accedere al concordato i contribuenti titolari di reddito d'impresa o di lavoro autonomo che applicano gli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA): artigiani, commercianti, professionisti e imprese di servizi, sia persone fisiche sia società.
Un requisito essenziale è l'assenza, alla data del 31 dicembre dell'anno precedente, di debiti tributari o contributivi definitivamente accertati di importo pari o superiore a 5.000 euro, salvo che vengano estinti entro il termine per l'adesione.
Chi resta escluso
I contribuenti in regime forfetario restano esclusi anche per il biennio 2026-2027. Non possono inoltre aderire, tra gli altri, coloro che non hanno presentato la dichiarazione dei redditi in uno degli ultimi tre periodi d'imposta pur essendovi obbligati e chi ha riportato condanne per determinati reati tributari. Sono previste anche cause di esclusione legate a operazioni straordinarie o a particolari vicende del periodo d'imposta: è bene verificarle caso per caso con il proprio consulente.
Le novità del correttivo
Il decreto legislativo n. 148/2026, noto come decreto "omnibus" o correttivo, ha modificato diversi aspetti della disciplina. Tra le novità segnalate dalla prassi professionale:
l'adesione effettuata in assenza dei requisiti è considerata priva di effetti fin dall'origine, con ritorno alla tassazione ordinaria, senza bisogno di un provvedimento di decadenza da parte dell'Agenzia;
sono stati rafforzati i benefici premiali per chi rinnova l'adesione dopo il biennio 2024-2025, tra cui soglie più elevate di esonero dal visto di conformità per le compensazioni dei crediti;
il cosiddetto ravvedimento speciale per le annualità dal 2020 al 2023, con pagamento di un'imposta sostitutiva, è riservato ai soggetti che rinnovano il concordato.
Decadenza e cessazione
Il concordato non è un "patto blindato". Cessa, ad esempio, in caso di cessazione dell'attività o di scostamenti rilevanti tra reddito effettivo e reddito concordato dovuti a circostanze eccezionali. Decade invece, con effetti sull'intero biennio, in presenza di violazioni gravi, come l'omessa dichiarazione di ricavi o compensi oltre determinate soglie o il mancato versamento delle somme dovute. Per questo è fondamentale che contabilità e dichiarazioni siano in ordine prima di aderire.
Cosa fare entro il 2 novembre
Chi sta valutando l'adesione dovrebbe, per prima cosa, verificare con il proprio consulente di rientrare tra i soggetti ammessi e di non avere debiti fiscali o contributivi definitivi sopra i 5.000 euro. Poi occorre confrontare la proposta dell'Agenzia con le proprie previsioni di reddito per il 2026 e il 2027: il concordato conviene soprattutto a chi prevede redditi in crescita, mentre può risultare penalizzante in caso di contrazione dell'attività. Infine, per chi ha già aderito nel biennio 2024-2025, è opportuno valutare i vantaggi legati al rinnovo, compreso l'eventuale ravvedimento speciale.
Conclusione
Il concordato preventivo biennale 2026-2027 offre certezza sulle imposte e una tassazione agevolata sui maggiori redditi, ma richiede una valutazione attenta delle prospettive dell'attività. Con la scadenza al 2 novembre c'è ancora qualche settimana per fare i conti con calma, preferibilmente insieme al proprio commercialista.
Fonti
https://www.google.com/url?q=https://fiscomania.com/concordato-preventivo-biennale/&source=gmail&ust=1790838751611000&sa=E
https://www.google.com/url?q=https://www.fiscoetasse.com/approfondimenti/17457-concordato-preventivo-biennale-2026-2027-novita-requisiti-e-ravvedimento-speciale.html&source=gmail&ust=1790838751611000&sa=E
https://www.google.com/url?q=https://www.idealista.it/news/finanza/fisco/2026/09/17/453141-concordato-preventivo-biennale-2026-2027-le-novita-per-le-partite-iva&source=gmail&ust=1790838751611000&sa=E
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una consulenza professionale.
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